Geologia

Movimento e contrasti sono parole chiave nella geologia del Ponente Ligure, grazie al continuo susseguirsi di affioramenti di rocce compatte, rilievi aspri e pareti verticali o a strapiombo: gli appassionati di arrampicata possono infatti provare la loro abilità fra le cime dei Monti Toraggio e Pietravecchia (Val Nervia), nelle profonde insenature della Gola di Loreto (Valle Argentina) o sugli elevati bastioni a nord di Piancavallo (Val Tanarello).

I flysch ad elmintoidi delle Alpi Marittime costituiscono la stragrande maggioranza del territorio del Parco, con un’alternanza di rocce sedimentarie stratificate (calcari marnosi, argilliti, arenarie calcaree, calcare dolomitico).

L’areale del Parco può essere diviso geologicamente in quattro zone di maggiore interesse:

1. Il sito di Piancavallo

Il sito di Piancavallo è uno degli ambiti carsici di maggior rilievo a livello europeo per le numerose e maestose manifestazioni epigee ed ipogee (grotte, cavità, sifoni). Di particolare spettacolarità la forra di incisione della Gola delle Fascette (circa 600 m di sviluppo), al confine con il Piemonte.

2. La dorsale Saccarello-Frontè-Monega

La dorsale Monte Saccarello-Monte Frontè-Monte Monega, con la presenza del substrato calcareo nella porzione nord occidentale della valle Argentina, si manifesta con forme carsiche di superficie e con lo sviluppo di pareti sub-verticali (falesie di Realdo e Loreto), gole di incisione e forme ipogee. I pendii rivolti verso la Valle Argentina risultano ripidi e impervi perché sviluppati perpendicolarmente alle stratificazioni, mentre i versanti della Valle Arroscia e della Val Tanarello digradano più dolcemente grazie al loro orientamento parallelo.

3. Il comprensorio del Monte Gerbonte-Toraggio/Pietravecchia

Nel comprensorio del Monte Gerbonte-Toraggio/Pietravecchia, i rilievi sono caratterizzati dalla presenza di pareti sub-verticali e, specie in corrispondenza della Gola dell’Incisa, di fenomeni deformativi resi ancor più evidenti dall’erosione selettiva operata sui diversi tipi rocciosi. Il profilo del Toraggio emerge verticale e appuntito, con pendii che precipitano aspri sulla Val Nervia e più dolci verso la Francia; il Monte Pietravecchia si presenta invece più tozzo, quasi nascosto fra i larici se visto da nord ma ripido e addirittura ‘dolomitico’ sul versante rivolto verso il Toraggio. Qui la macchia mediterranea incontra le specie alpine, mentre le bianche rocce calcaree e il blu del mare sullo sfondo creano contrasti ricchi di suggestione. Numerose sono le forme carsiche tanto di superficie quanto sotterranee: la più interessante per gli speleologi è la Grotta della Melosa, con 1650 metri di sviluppo e 253 di dislivello (la più profonda della Liguria).

4. La Valle del Torrente Barbaira

Nell’Alta Valle del Torrente Barbaira e nella Foresta Demaniale di Testa d’Alpe numerose cavità ipogee si aprono nel substrato calcareo, calcareo-arenaceo e a calcari nummulitici: si tratta di rocce formatesi 45 milioni di anni fa in seguito all’accumulo (sul fondo del mare che allora ricopriva questa regione) di organismi dal guscio calcareo, uniti ad alghe e ad altri detriti. I fossili delle nummuliti, di forma discoidale, si possono vedere ancora oggi inglobati nella pietra.

5. La Gola delle Fascette

Al confine tra Liguria e Piemonte, lungo la confluenza dei torrenti Tanarello e Negrone, i versanti esposti a nord sono molto ripidi e boscosi, con pareti calcaree verticali; il lato piemontese declinante a sud è invece più soleggiato e prativo, dominato dal gruppo montuoso del Mongioie. Verso Upega la valle diventa più stretta e le pareti rocciose assai più elevate e ravvicinate: siamo nella Gola delle Fascette, magnifico esempio di carsismo profondo, con cavità naturali, sbocchi di condotte idriche sotterranee e inghiottitoi (Garb del Butaù) che fanno improvvisamente sparire le acque del torrente, per poi restituirle più a valle da grotte e sorgenti secondarie.