Musei

Nel Parco Alpi Liguri la cultura e le tradizioni dei borghi storici rivivono nei musei locali, aperti tutto l’anno su prenotazione in ogni Comune e fruibili liberamente durante la stagione estiva.

Ognuna di queste strutture è dedicata alla particolare vocazione dei rispettivi territori: la pietra a Rezzo, le erbe a Cosio d’Arroscia, la pastorizia a Mendatica, la castagna a Montegrosso Pian Latte, la stregoneria e la cultura brigasca a Triora e Realdo, la vita contadina a Pigna.

Cosio d'Arroscia - Museo In Herbis Salus

Il sito museale di Cosio denominato “In Herbis Salus”, fa parte del Museo del Territorio “I Volti dell’Ubagu”. La sua sede è quella dell’ex municipio di Cosio d’Arroscia e comprende, al piano terra, un’esposizione di circa 150 specie di piante aromatiche medicinali ed eduli, classificate con il nome latino e volgare, apparecchiature per la preparazione di tinture, estratti, tisane; al piano superiore, un laboratorio didattico con emeroteca.

Il museo “In Herbis salus” è intitolato all’Agronomo Cav. Giovanni Alessandri originario di Cosio d’Arroscia che, diplomatosi perito agrario all’Istituto Agrario di Sant’Ilario di Genova, entrò successivamente a far parte dell’equipe della cattedra ambulante dell’Agricoltura di Porto Maurizio. Grande esperto di olivicoltura e di viticoltura, si specializzò in piante medicinali alla scuola di maestri prestigiosi e, come tale entrò a far parte del Comitato delle Piccole Industrie di Porto Maurizio, fino all’incarico di Erborista Provinciale.

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Mendatica - Museo Storico Etnografico Civiltà delle Malghe

Il Museo di Mendatica riporta il visitatore alla vita di un tempo, proponendo una ricca collezione di oggetti d’uso quotidiano ma anche di documenti storici relativi all’antica geografia del territorio.

Il museo è localizzato in tre sedi:
Casa del Pastore:
 nel Museo del Pastore è raccolta la tradizione popolare del territorio: oggetti e strumenti utilizzati dai pastori per la lavorazione del latte sono visibili all’interno degli ambienti ricostruiti di una tipica abitazione. Come gli edifici di un tempo, anche il museo si sviluppa su due piani di identica estensione; il piano terra, ricostruito come stalla, è un unico ambiente che conserva gli oggetti abituali del pastore, sia per la cura del bestiame che per la produzione del formaggio. Al piano superiore sono stati invece ricostruiti i due vani principali all’interno dei quali si svolgeva la vita quotidiana delle famiglie: da un lato la cucina con il focolare centrale, dall’altro la stanza da letto con i pochi effetti personali destinati all’abbigliamento e alla cura del corpo.
Vecchie Prigioni: due celle che, come indica l’appellativo, nel XVI secolo ospitavano temporaneamente i detenuti in attesa di essere giudicati dal Tribunale della vicina Pieve di Teco. Oggi, l’antico carcere accoglie al proprio interno una ricca selezione di oggetti della vita quotidiana del passato, che insieme a quelli esposti nella più ampia Casa del Pastore riescono ad evocare un’immagine concreta ed efficace della cultura materiale del passato di questo territorio.
Sala di Cartografia Storica: All’interno del Museo sono conservate numerose riproduzioni fotografiche di mappe del territorio risalenti al XVI-XVIII secolo e recuperate dagli archivi di Stato di Torino, Genova e Nizza.
La collezione si dispone in due sale, l’una dedicata al primo periodo dell’arte cartografica, con piccole mappe riproducenti strade carreggiabili, insediamenti e luoghi di culto per la maggior parte ancora oggi esistenti, l’altra riservata invece al periodo napoleonico, con carte di più grandi dimensioni.

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Montegrosso Pian Latte - Il Bosco Addomesticato

Il Museo della Castagna propone al suo interno un  breve percorso suddiviso in sei sezioni, che avvalendosi di pannelli esplicativi, fotografie, mappe e ricostruzioni illustrano storia e tradizioni dell’utilizzo della castagna nelle società rurali dell’entroterra ligure. Dagli aspetti botanici a quelli storico-etnografici, sino ai vari usi della pianta e alle tecniche di lavorazione e conservazione del frutto, la sede illustra l’intero ciclo della castagna nell’economia e nell’alimentazione delle generazioni passate. A conclusione del percorso, la sezione reale di un tronco millenario e un video didattico.
Da qui ha inizio l’itinerario del “Bosco Addomesticato“, che attraverso le vie del borgo conduce prima ad un essiccatoio recentemente restaurato, poi ad una radura nel bosco con la ricostruzione di due carbonaie (una intera ed una sezionata) ed infine ad un bosco di castagni.

L’essiccatoio (in dialetto “canissu”) è una struttura ampiamente diffusa in Valle Arroscia, utilizzata già nel Settecento e fino alla metà del secolo scorso specialmente intorno ai centri abitati che disponevano di boschi ricchi di castagneti. L’edificio seguiva uno schema pressoché fisso: un locale costruito in pietra, provvisto di un focolare centrale e di un solaio forato realizzato con travetti portanti e canne intrecciate sovrapposte (da qui il nome).

Il terzo sito offre invece una ricostruzione delle antiche carbonaie: un cumulo di legna verde, vuoto al centro per il focolare, sigillato con una lastra di roccia e coperto con terra umida, foglie, erba e muschio. Nei pressi, la baracca-tipo utilizzata dai carbonai.

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Pigna - La Terra e la Memoria

Il museo presenta la tradizionale vita contadina dell’Ottocento a Pigna e in Alta Val Nervia, fra la Riviera e le Alpi Liguri: si rivedono i pastori attraversare le montagne con le loro greggi, i contadini indaffarati nella raccolta e nella distillazione della lavanda o di altre piante aromatiche, altri intenti alla coltivazione del grano, della vite e degli olivi nelle campagne attorno al borgo medievale dove, una volta, erano attivi anche numerosi artigiani: il calzolaio, il falegname, il fabbro.
Diversi ricordi fanno rivivere tutto questo mondo: vecchi attrezzi, oggetti della vita quotidiana, foto e documenti storici, videofilm.

Il museo, aperto dal 1995, sorge proprio nel centro storico, ai piedi della chiesa San Michele. Su circa 200 mq in cinque sale viene fatta rivivere la memoria delle tradizioni del paese.
La collezione è stata chiamata “La Terra e la Memoria” perché offre al pubblico, con l’esposizione di oggetti, attrezzi e fotografie, la possibilità di entrare in contatto con una “civiltà” contadina sopravissuta in un ambiente architettonico medievale. È lo spazio dedicato all’insegnamento lasciato dalla terra, con la coltivazione tradizionale del grano, degli olivi, l’attività pastorale o artigianale. Queste attività però non sono isolate dalla storia scritta sulle pergamene, dalle opere d’arte visibili nelle chiese del paese e neanche dalle devozioni, dalle processioni religiose o da altre feste che ritmavano la vita sociale al suono della banda musicale: l’insieme di queste “memorie” dovrebbe permettere ai visitatori di prendere coscienza della ricchezza di questo eccezionale patrimonio.

  • Sala 1: la pastorizia e la distillazione della lavanda
  • Sala 2: la fede e il quotidiano
  • Sala 3: gli artigiani
  • Sala 4: la raccolta del grano
  • Sala 5: l’olio e il vino

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Rezzo - Strade di Pietra

Il borgo di Cènova, piccola ma suggestiva frazione del Comune di Rezzo, domina la lussureggiante Valle della Giara, situata fra i comprensori dei torrenti Arroscia, Impero e Argentina: interamente circondato da ripidi pendii coltivati a terrazze e con i vicoli stretti e in salita, il paese onora da centinaia di anni la propria unione con la pietra, che da semplice materiale da costruzione si è fatto qui base per vere opere d’arte.

Proprio a questa antica tradizione e alle famiglie locali di scalpellini che nel corso del Quattrocento e del Cinquecento hanno operato nella zona e poi in tutto il Ponente Ligure, è dedicato il sito museale “Strade di Pietra”, con circa 140 metri quadrati di allestimento.

Un museo-laboratorio all’interno del quale i testi illustrativi del contesto di produzione degli scalpellini si alternano ad installazioni video, immagini, mappe, manufatti e strumenti che permettono di conoscere ogni aspetto di questo antico mestiere. Dalla fase di estrazione e trasporto sino alla lavorazione e alla posa in opera, la sede di Cènova accompagna il visitatore alla scoperta del ciclo della pietra fino alla conclusiva sala didattica, dove si possono toccare con mano punte, scalpelli e compassi.

Il museo è articolato in due sezioni:
– Il museo dei lapicidi, a Cènova, con le sezioni relative alle varie fasi di lavorazione della pietra
– I percorsi all’aperto nei centri storici del capoluogo (Rezzo) e delle frazioni (Cènova e Lavina), che permettono di ammirare i vari elementi decorativi, il loro impiego, e, in alcuni casi, il loro successivo riutilizzo.

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Triora - Museo Etnografico e della Stregoneria

Ideato dallo storico locale Padre Francesco Ferraironi, fortemente voluto da un gruppo di trioresi appassionati, il Museo di Triora Etnografico e della Stregoneria è sorto anche grazie all’apporto di un gruppo di ragazzi genovesi, che vi hanno immesso il loro entusiasmo e la loro competenza.
Una visita in queste sale è il modo migliore per iniziare un indimenticabile viaggio che conduce alla scoperta di Triora, della sua natura, della sua storia e delle sue genti.

Suddivisa in sei sale principali, la Sezione Etnografica del Museo rappresenta in ognuna di esse uno “spaccato” della vita quotidiana dei contadini del paese e della valle attraverso ricostruzioni fedeli di scene di lavoro nei campi e l’esposizione di utensili e oggetti in uso nelle diverse attività lavorative.

Scendendo nei sotterranei, già sede delle carceri, si entra nella sezione del Museo dedicata alla Stregoneria, in cui spesso si provano sensazioni contrastanti, dalla curiosità al timore del soprannaturale. Se da un lato infatti le credenze e le superstizioni sono ancora oggi assai vive nel paese, i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Genova – ma qui fedelmente riprodotti – raccontano supplizi tremendi e interrogatori spietati avvenuti nel corso del Processo del 1587. Ben quattro sale sono dedicate a questo tragico capitolo della storia locale. In due di esse sono ricostruite scene degli interrogatori e della prigionia delle donne accusate.

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Triora fraz. Realdo - A Ca' di Brigaschi

Il piccolo museo di Realdo, con le sue esposizioni, le documentazioni e testimonianze ed una ricca raccolta di video, vuol essere un luogo di incontro, di memoria, di scambio ed una porta sul territorio della Terra Brigasca.

Il vero museo infatti sono le case abbarbicate sull’orlo della rocca, gli otto borghi della Terra Brigasca (Briga, Morignolo, Realdo, Verdeggia, Piaggia, Upega, Carnino e Viozene), sono il Monte Saccarello, la Madonna del Fontan, i Fortini di Cima Marta, la Valle dei Maestri con la cappella di Sant’Erim, le montagne pettinate di terrazze, i pascoli ancora attivi, i segni tangibili della vita pastorale e contadina: una comunità, quella Brigasca, che ha quasi mille anni i storia e di identità.

Il Museo della Cultura Brigasca di Realdo è diviso in due sezioni:

al piano superiore, il viaggio nelle tradizioni e nella cultura brigasca: un percorso che, partendo dall’Occitania Granda e passando attraverso le valli occitane del Piemonte, arriva fino al cuore del territorio brigasco, attraversando tutti i suoi borghi storici. Una collezione di video, con immagini e approfondimenti inediti, per conoscere la storia, le tradizioni e la lingua brigasca all’interno del più ampio contesto occitano (storie di confini, mestieri, costumi, case, arredi, lavoro, canti e musica);

al piano inferiore, viaggio nel territorio brigasco: una carta multimediale navigabile a più livelli, arricchita dall’utilizzo della toponomastica tradizionale, per addentrarsi nei luoghi ed esplorare il territorio con l’ausilio dei mezzi di cartografia digitale.

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