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NATURA - Riserva Transfrontaliera di Testa d'Alpe

La Foresta Demaniale di Gouta-Testa d’Alpe, situata fra i 1000 e i 1400 metri nel Comune di Rocchetta Nervina al confine con la Francia, si raggiunge dalla strada provinciale che risale la Val Nervia. Superati Dolceacqua e Isolabona, poco prima di arrivare a Pigna, si svolta a sinistra in direzione Gola di Gouta, risalendo un’ex strada militare e giungendo al piazzale antistante il bar/ristorante a 1180 m, dove si parcheggia l’auto.

Pregio naturalistico: Si tratta di una delle foreste più estese della Liguria, che ad una manciata di chilometri dal mare offre abeti bianchi, faggi, aceri di monte e pini silvestri, solitamente caratteristici delle zone montane fredde a clima continentale. La flora si fa notare con praterie ricche di orchidee e numerosi endemismi quali la campanula di Savona (Campanula sabatia) e il giglio a fiocco (Lilium pomponium). Qui nidificano il gufo reale (Bubo bubo) e il picchio nero (Dryocopos martius), mentre tra i mammiferi è segnalato anche il rarissimo gatto selvatico (Felis silvestris).

Dal 1947 i trattati postbellici hanno suddiviso la zona fra Italia e Francia, ma negli ultimi anni una collaborazione transfrontaliera attivata con i finanziamenti della Comunità Europea ha dato vita al Progetto ALCOTRA “Riserva Transfrontaliera di Testa d’Alpe”: iniziato nel 2008, esso si è protratto per circa due anni sotto la guida dell’Ente Parco Alpi Liguri in collaborazione con le autorità francesi del Dipartimento delle Alpi Marittime.

STORIA - I Percorsi della Memoria

Tra la fine del XIX secolo e le due Guerre Mondiali, le vicende militari dell’attuale territorio del Parco Alpi Liguri sono state fortemente condizionate dalla vicinanza con il confine francese: fra le testimonianze più importanti sopravvissute ancora oggi vi sono i fortini di Cima Marta, le batterie del Monte Saccarello e il Sentiero degli Alpini.

Allestite tra il 1938 e il 1940 in posizione dominante sulla Val Roja francese, le fortificazioni sotterranee di Cima Marta si distribuiscono su un dislivello totale di 115 metri. Per le sue particolari caratteristiche strutturali, la Batteria 605 dei Balconi di Marta può essere considerata una delle più interessanti dell’intero arco alpino occidentale. Per la visita dell’interno è necessario essere muniti di torcia elettrica, data la presenza di passaggi stretti e bui, sviluppati in gran parte su scale piuttosto ripide.

Sulla vetta del Monte Saccarello venne realizzata agli inizi del ‘900 una batteria di protezione, armata con quattro cannoni, destinata a controllare i valloni che risalivano da Briga e i diversi colli tra il Monte Bertrand e Collardente. La riserva e il ricovero uomini sono scavati nella roccia; altre caserme ospitavano le truppe e il materiale impiegato per la difesa nel tratto Passo Tanarello – Passo Garlenda.

Costruito nell’Ottocento e rimaneggiato più volte fino agli anni Trenta, il Sentiero degli Alpini è un antico camminamento in pietra e cemento di origine militare, situato lungo le pendici del gruppo montuoso Toraggio-Pietravecchia. Il percorso conserva ancora gli antichi pozzetti per il brillamento esplosivo in caso di ritirata e presenta diversi tratti esposti e ferrate.

ARTE - Gli affreschi del Santuario di Rezzo

All’interno dell’edificio si conserva un’intera parete di affreschi realizzata tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo da due artisti locali: un anonimo e Piero Guido da Ranzo, conosciuto anche per altre importanti collaborazioni a Mendatica, Ranzo, Montegrazie (Imperia).

Il Santuario si raggiunge comodamente in auto dal borgo di Rezzo (sulla Provinciale Pieve di Teco-Albenga), attraverso una deviazione presente sulla strada principale e opportunamente segnalata.

Voluto nel 1444 dai capi famiglia della comunità medievale come luogo di culto intitolato a Maria Bambina, il Santuario fu eretto nel corso del XV secolo da maestranze locali con probabili apporti provenzali e/o lombardi. Realizzato in stile romanico-gotico, fu consacrato nel 1492 dal vescovo della diocesi di Albenga.

I due cicli di affreschi sono opera di un anonimo pittore francese (forse della zona delle Alpi Marittime) della fine del XV secolo, presente qui con un grande riquadro raffigurante Satana e il Giudizio Universale, e di Pietro Guido da Ranzo (1515 ca.), con raffigurazioni inerenti a scene di vita di Gesù. Come una “Bibbia dei poveri” degna di questo nome, i riquadri con gli episodi principali della vita di Cristo (Passione, Morte e Resurrezione) sono stati pensati per essere osservati secondo la progressione della lettura dell’occhio umano. Nonostante la datazione cinquecentesca, lo stile è ancora tardo-medievale(spazialità elementare, tonalità di colore limitate al giallo, verde e rosso), a dimostrazione della ricezione piuttosto tarda delle nuove tendenze artistiche in un territorio periferico come quello della Valle Arroscia.

ARTE - La Chiesa di San Bernardo a Pigna

Fra i tanti gioielli artistici del Parco è doveroso ricordare la Chiesa di San Bernardo a Pigna, situata poco al di fuori del paese, a circa dieci minuti a piedi dal centro abitato e all’interno del cimitero.

La sua costruzione è datata tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, forse su un preesistente edificio, in posizione strategica per la sosta notturna dei viandanti dell’epoca. La cappella  sorgeva infatti sull’antica strada di collegamento fra Sanremo, Baiardo, Pigna, Saorge, Tenda, su gran parte del territorio controllato dai Duchi di Savoia: un’importante via di comunicazione tra la costa e l’entroterra, la Val Roja, la Contea di Nizza, il basso Piemonte. Da qui transitavano le carovane con i prodotti provenienti dalla costa (sale, pesce salato, spezie) e della montagna (olio, vino, castagne), che raggiungevano le valli del Cuneese e la pianura, riportando indietro latticini, grano ed altri importanti prodotti cerealicoli.

All’esterno della chiesa si può godere il tipico panorama del luogo: a sinistra le campagne coltivate a fasce e muretti in pietra a secco, a destra il Monte Toraggio e, in primo piano, la Chiesa di Passoscio, luogo di pellegrinaggio.

Divenuta bivacco di milizie tedesche durante la guerra sabaudo-genovese del 1625, la cappella è stata restaurata nel 1756. Gli interni sono stati interamente affrescati dal Canavesio nel 1482, e ricordano quelli analoghi della più celebre Notre Dame des Fontaines a La Brigue: i dipinti rappresentano il Giudizio Universale e le scene della Passione di Cristo; sulle volte, gli evangelisti e i dottori della Chiesa sono probabilmente opera di un allievo del Canavesio.