I sette Comuni del Parco

COSIO D’ARROSCIA

Centro di crinale tra i più interessanti dell’Alta Valle Arroscia, Cosio d’Arroscia fu sede di un insediamento romano, il castrum cuxii, un accampamento di soldati che per diverso tempo stazionarono nel borgo, lasciando tracce della loro presenza.
La naturale difesa dai rigidi inverni montani è all’origine della struttura del paese, con le sue caratteristiche stradine che si snodano fra case collegate da oscuri archivolti; un centro storico ancora intatto che nasconde tesori architettonici come il tardo barocco Oratorio dell’Assunta, fiancheggiato da un campanile cuspidato che un tempo fungeva da torre di avvistamento per i soldati romani.
Altro tesoro nascosto tra i carruggi del centro storico è il Museo delle Erbe, esposizione che rende merito all’antica tradizione erboristica del territorio e alla figura del Cav. Giovanni Alessandri, che di essa fu precursore e promotore.
Nella Liguria di Ponente, infatti, dove l’ambiente mediterraneo si incontra con la catena delle Alpi, sono rappresentati i due terzi della flora Europea. Il territorio di Cosio, estendendosi tra i 200 e i 2000 metri di altitudine, ne ospita gran parte; il forte dislivello altimetrico, il soleggiamento e la ventilazione particolare che si forma sullo spartiacque tirrenico-padano, creano una serie di microclimi che, uniti alla composizione geologica del terreno, si sono storicamente rivelati ottimali per la produzione di piante aromatiche e medicinali.

MENDATICA

Quasi arroccato all’apice della Valle Arroscia, ad un’altitudine di 800 m s.l.m., il borgo di Mendatica è da centinaia di anni una silenziosa ma attenta sentinella della catena delle Alpi Liguri, adagiata in lunghezza ai piedi del Monte Frontè.
Circondato dalle montagne, ma con l’orizzonte aperto verso la costa, oggi il paese si fa subito apprezzare dagli amanti della natura ma anche semplicemente da chi è in grado di godere di un paesaggio che mantiene intatta una bellezza rara, semplice e discreta.
È un borgo dove la storia si fonde ancora con le tradizioni dei suoi abitanti: un popolo votato alla pastorizia e abituato a vivere nelle malghe (i piccoli nuclei insediativi montani utilizzati come soggiorno temporaneo per il pascolo nei mesi estivi), costretto a lavorare pazientemente un territorio spesso niente affatto benevolo.
Queste tradizioni sopravvivono ancora oggi nella tenacia e nella memoria dei mendaighin, e grazie all’istituzione di tre punti museali, nati con lo scopo di far conoscere la storia e le tipicità di questo borgo montano: il Museo Etnografico, con la casa del pastore e le vecchie prigioni, la Sala delle Carte e il Laboratorio Naturalistico.

MONTEGROSSO PIAN LATTE

Sorto su un breve terrazzo aggrappato alle falde del Monte Monega, ad un’altitudine di 721 m s.l.m., il borgo di Montegrosso P.L., con le caratteristiche abitazioni in pietra, domina tutta l’Alta Valle Arroscia e si offre al turista come un gradevole centro di villeggiatura, luogo ideale per gli amanti della quiete, delle passeggiate e della buona tavola.
Antico insediamento risalente all’XI sec. d.C., questo paese tradisce nel nome un passato agro – pastorale, fatto di transumanza ed alpeggi, che oggi però ha assunto anche valenza turistica.
Ne è un perfetto esempio Case Fascei, un tempo antica malga abitata solo da pastori, ma oggi nucleo insediativo di seconde case, tutte ristrutturate secondo i dettami dell’epoca, con muri in pietra e tetti in ciappe (lastre di pietra locale), a disposizione per i turisti in ogni periodo dell’anno.
Immerso nei boschi di castagni che fin dall’antichità hanno garantito il sostentamento alla sua popolazione, Montegrosso rende onore a questa risorsa naturale attraverso l’esposizione “Il Bosco Addomesticato”, un percorso itinerante che, partendo dal punto museale centrale dedicato alla storia della castagna e ai processi di lavorazione, conduce ad un essiccatoio ristrutturato e, infine, ad una carbonaia immersa nel bosco, ormai fuori dall’abitato.

PIGNA

Centro montano facente parte di una valle dai pendii ripidi e scoscesi, Pigna si costituì come borgo accentrato a partire dall’XI sec., quando i Conti di Ventimiglia, signori del territorio, fecero erigere il loro castello.
In posizione un tempo privilegiata, lungo l’asse viario che collegava la costa con l’entroterra piemontese e il nizzardo, Pigna deve probabilmente il suo nome alla forma chiusa del nucleo abitato, composto da case addossate l’una all’altra.
L’intero borgo medievale rappresenta di per sé un monumento al passato: l’abitato conserva la struttura dell’antico fortilizio con le strade che si succedono in gironi semicircolari, comunicanti per mezzo di ripidi vicoli detti chibi, cioè cupi, perché coperti dalle case soprastanti, con funzione di protezione dalle aggressioni nemiche, ma anche dalle intemperie.
Uno dei gioielli del centro storico è senz’altro la Chiesa di San Michele, che custodisce al suo interno il famoso Polittico dedicato all’Arcangelo, opera di Canavesio, importante artista attivo in tutto il Ponente e nella vicina Francia tra la metà e la fine del XV sec.
Più a monte si incontra l’antica chiesa di S. Maria di Nogareto, unica pieve paleocristiana dell’Alta Val Nervia. Essa sorge presso una sorgente di acque termali, che ha dato il nome al lago sottostante, Lago Pigo. Grazie a questa ricchezza di acque, con le loro proprietà benefiche, è nato sul territorio del comune un Istituto Termale che oggi gode di ottima fama e offre diversi tipi di trattamenti e cure specifiche.

REZZO

Situato nella boscosa e verdissima Valle della Giara, l’abitato di Rezzo occupa una conca chiusa da cime elevate quali il Monte Prearba, 1446 m, e il Monte Carpasina, 1415 m.
Antico feudo dei Marchesi di Clavesana che qui innalzarono il loro imponente castello, Rezzo vanta una storia antica che sul suo territorio ha lasciato numerose vestigia storico–artistiche, come il magnifico Santuario della Madonna Bambina, custode di uno dei più importanti cicli di affreschi del Ponente Ligure, risalente al XVI sec. e firmato da Pietro Guido da Ranzo.
Rezzo, inoltre, comprende nel proprio territorio due importanti frazioni: Lavina, con le sue tre borgate distese oltre il magnifico ponte medievale che scavalca il torrente Giara e Cènova, patria di valenti lapicidi che, a partire dal XV sec., diedero vita ad una vera e propria scuola, lasciando numerose opere in pietra non solo nella nativa Valle della Giara, ma anche nei comprensori limitrofi, per poi scavalcarne i confini geografici e politici ed arrivare in Francia, a Tenda, dove le due più importanti famiglie di artisti, i Valenzo e gli Arrigo, firmarono i due portali della Collegiata, consacrandosi così ad imperitura fama.

ROCCHETTA NERVINA

Ridente borgo medievale che si adagia sul pendio del monte Terca alla confluenza tra il Rio Oggia ed il torrente Barbaira, Rocchetta Nervina è situata a soli 13 km dalla costa, alle spalle di Ventimiglia, in posizione climatica assai favorevole, con temperature quasi costanti durante tutto l’anno e su valori tardo primaverili.
Grazie allo splendore e alla limpidezza delle sue acque il sito è divenuto un importante centro turistico frequentato dagli appassionati di canyoning ed escursioni.
Appuntamento da non perdere, il Festival delle Fiabe, manifestazione estiva nella quale si anima tutto il paese, percorso da un sottofondo musicale e illuminato come un palcoscenico naturale. Il fil rouge di ogni edizione è una fiaba che viene rappresentata da attori lungo il percorso delle piazzette e dei carruggi del paese trasformati per l’occasione in un mondo magico.
A Rocchetta Nervina, l’Ostello delle Alpi Liguri favorisce l’ospitalità dei fruitori del territorio, grazie al punto di accoglienza e alle camere messe a disposizione di turisti e visitatori.

TRIORA

Già feudo dei Conti di Ventimiglia, poi fortezza inespugnabile della Repubblica di Genova, Triora ha origini remote legate alle prime battaglie fra opposte fazioni. Addirittura risalenti al Neolitico sono i numerosi ritrovamenti archeologici delle zone limitrofe (Loreto, Realdo, Creppo).
Oggi tuttavia, la fama di Triora è legata ad un particolare fatto storico avvenuto alla fine del XVI sec., che viene annualmente rievocato nel corso di alcune manifestazioni divenute ormai tradizionali.
Nell’estate del 1587, durante una carestia che aveva duramente provato la popolazione triorese e che durava da oltre due anni, gli abitanti del borgo, particolarmente stremati, iniziarono a sospettare di alcune donne dimoranti nel quartiere detto della Cabotina, che vennero additate come streghe alla giustizia e processate dall’Inquisizione.
All’interno del Museo di Triora sono esposti su tre piani i resti archeologici rinvenuti nelle grotte e le testimonianze naturalistiche ed etnografiche più significative del territorio:
da una ricca selezione di esemplari faunistici alla raccolta degli oggetti utilizzati ancora pochi decenni fa all’interno delle abitazioni e nella vita dei campi, sino alle suggestive ricostruzioni relative agli anni del famoso processo alle streghe, il punto museale si offre come uno spaccato dell’intera storia del borgo, dalla Preistoria al Medioevo per giungere sino all’Età Moderna.